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Venerdì 16 Maggio 2008 15:48 |
IL CITTADINO; 25 novembre 1995 "LUTTO: PIANGIAMO FABRIZIO LEVATI"
Piangiamo in silenzio la morte di Fabrizio Levati. Generoso nell'amicizia, non seppe ne volle mai rinunciare al privilegio di avere degli avversari. Per confrontarsi, misurarsi, definirsi. Estese alla vita la morale ruvida e leale del campo di calcio. Peccato imperdonabile in questa Monza perbenista e farisaica. Peccato imperdonabile: ed infatti puntualmente imperdonato. Pochissimo incline all'indulgenza con se medesimo, Levati aborriva i compromessi come la peggiore delle malattie dello spirito. Amava Monza di un amore teneramente rancoroso. Ferito dall'infastidita sopportazione; tradito dall'accondiscendente degnazione con cui la città guardava alla sua Fiamma. Sua e di Tini. Fabrizio - per Tini -fu incontro. Ma soprattutto destino. Uomo di grandi slanci e di assolute passioni, Levati ha creato dal nulla una realtà sportiva formidabile. Che tutta Italia ammira, invidia e cerca invano di imitare. Il male l'ha affrontato a muso duro. Senza chiedere sconti; senza elemosinare dilazioni. Con ladisperata cattiveria di un terzino chiamato a fronteggiare un avversario troppo più forte di lui. Irsuto e struggente, Levati ha replicato sino in fondo ai colpi bassi di quella vita che non ha mai smesso di amare. Neppure per un istante. Lascia un vuoto che niente e nessuno potrà mai colmare. Perché se rari sono i buoni amici, ancor più rari sono i buoni avversari. Riposa dunque in pace, Fabrizio Levati. Non ti dimenticheremo. E sappi, soprattutto, che ci mancherai. Ci mancherai: non sai quanto. | | | GIORNALE DI MERATE, 28 novembre 1995 "LA SCOMPARSA DI FABRIZIO LEVATI"
Fabrizio Levati, allenatore e vicepresidente del Fiammamonza, si è spento martedì scorso a soli 50 anni, vinto da un cancro ai polmoni. La sua figura di avvocato e di sportivo era conosciutissima in città, ma anche a livello nazionale e internazionale era diventato un simbolo dell'avventura del calcio femminile tricolore. La sua passione per il pallone era incrollabile. Dopo aver militato da giovane in diverse squadre dilettantistiche, raggiungendo l'apice della carriera in Serie D col Pergocrema, Levati si avvicinò al «football in rosa» nel 1969. Fu infatti chiamato, attraverso un giro di amicizie, ad allenare per alcuni mesi il Gomma Gomma Milano. Nel 1970 conobbe il professor Nazzareno Ceraso, fondatore e presidente della Polisportiva Fiamma Ceraso. Da quell'incontro nacque la sezione calcistica della società, successivamente staccatasi per diventare Fiammamonza. Levati assunse immediatamente gli incarichi di allenatore e vicepresidente, tenendoli ben stretti per 25 anni. Il Fiamma, del resto, diventò la sua «famiglia»: nel '72, infatti, si unì in matrimonio con Natalina Ceraso, figlia del fondatore della società, che nel'79 lasciò proprio a lei la presidenza. La grinta e le capacità di Levati divennero presto famose in tutta Italia. Nel '73 portò la squadra in terza serie, nel '77 in Serie B, nel '79 in A, da dove non discese più. I migliori risultati li ottenne nell'85 e nell'87, terminando al terzo posto in campionato, e nel '91 e nel '92, classificandosi secondo in Coppa Italia. Inoltre, da allenatore del florido settore giovanile (lo è stato fino al '92) vinse numerosi campionati, lanciando parecchie giocatrici in Serie A e portandone diverse a indossare la maglia della Nazionale. Un mese fa era stato premiato in Fiera e dal Comune con la Corona Ferrea. | | | IL CITTADINO, 30 novembre1995 "NOVAKOVA E NOVELLI: FIAMMA, VINCE IL CUORE"
Il freddo punge nelle ossa, la mestizia penetra nell'anima. I rigori del clima, di tanto in tanto, addolciscono; la durezza della vita non conosce tepore. Un minuto di silenzio. Brividi. Atmosfera quasi irreale. Nuovi flash-back che si sovrappongono ai mille ricordi, fedeli ed intimi compagni delle prime ore di martedì 21 novembre. Mazzi di fiori biancorossi sulla panchina. Altri brividi. Altri pensieri. Il pomeriggio ha già detto tutto. Mai come questa volta una partita di calcio risulta priva di significato. Si deve giocare. Mai come questa volta una partita di calcio può racchiudere tanto valore. Le forti emozioni del pre-gara, la voglia di ribellarsi al destino e soprattutto di onorare nel migliore dei modi la memoria del mister costituiscono stimoli incredibili per le ragazze di Levati. Ci piace definirle ancora così. Il Pisa partecipa con discrezione che sfiora la broccaggine. Meno di un quarto d'ora ed è già due a zero. Novakova e Novelli trovano la decisiva complicità di una stranita Nappi, pallidissima controfigura dell'ottima estrema che fu nella Lazio. Quando la carica nervosa ed emozionale si placa, riaffiorano fatalmente i soliti difetti. Mussi, che ha discutibilmente escluso dall' undici iniziale Cascella, Cordone e Tagliacarne e che grava di troppe responsabilità la giovane Russo (perchè affidare sempre e solo a lei i calci piazzati?), vive in pieno la precarietà di una panchina bollente. Le ospiti prendono timidamente coraggio e rientrano in partita alla fine del primo tempo per merito della piccola, vivace Pallotti lesta ad eludere la sorveglianza di Consonni (che nella circostanza si infortuna) e ad approfittare dell'ennesima latitanza della Furlotti. La ripresa dice pochissimo: il Pisa non si rende mai veramente pericoloso, D'Astolfo spreca sciaguratamente un rigore-omaggio, Mussi lascia in campo Guarino zoppa e dimentica il terzo cambio. Dettaglio. La Fiammamonza torna alla vittoria. E lasciatecelo credere da qualche parte l'avvocato, come l'abbiamo sempre chiamato, si sarà concesso un sorriso dopo le indicibili sofferenze degli ultimi tempi. |
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Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Maggio 2008 15:49 |
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