2010/11 PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio Stampa   
Lunedì 10 Gennaio 2011 10:15
Il Giornale di Monza, Martedì 5 luglio 2011
TRIONFO INTERNAZIONALE PER LA PRIMAVERA DELLA FIAMMAMONZA

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Il Cittadino, Giovedì 9 giugno 2011
LA CONSONNI RITROVA LA SUA FIAMMA
Di Sergio Gianni

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Il Cittadino, Giovedì 3 febbraio 2011
TAGLIABUE: TRENTENNIO “IN –FIAMMATO”
Di Sergio Gianni

Il suo arruolamento nell’organico bianco-rosso fu dovuto al caso. E anche alla tenace intuizione di Fabrizio Levati, alla caccia di qualche elemento per rinforzare la struttura societaria della Fiammamonza.
Umberto Tagliabue, insomma, iniziò convinto di sbrigarsela in un’oretta.
Adesso, oltre 30 anni dopo, l’Umberto è ancora lì allo stadio Sada, a collaborare nella gestione del sodalizio calcistico femminile.
“Alla fine degli anni Settanta - racconta il dirigente della Fiammamonza - collaboravo con la Lega Hockey Pista. Una sera a Biassono, a una partita dell’Hockey Monza, conosco Levati.
Mi invita a vedere un allenamento della squadra al campo Singer di via Solferino. Io ci vado e Fabrizio, a fine allenamento, mi chiese di portare a casa tre ragazze”.
Lo “sciagurato”ripose “sì” e, in pratica, si ritrovò imbarcato sul veliero biancorosso, comandato con militaresca energia da Fabrizio Levati, l’ avvocato-allenatore con la testa del pallone.
“Le giocatrici da accompagnare a casa – spiega Umberto - erano Eleonora Brambilla, Tiziano D’Orio e Gabriela Rotelleti”.
Ma Umberto, classe 1952, ora non recrimina per quella gentilezza di fine serata.
Allora, si trattò semplicemente di portare a Bellusco e Concorezzo tre giocatrici. Di trasferte per la Fiammamonza, in seguito, ne ha affrontate di ben più impegnative. Ha provato pure ad andare in pulmino a Catania, partendo il giovedì sera. Per la Fiamma ha fatto la spola tra Monza e Milano, per andare a recuperare le ragazze che arrivavano da altre città.
“C’era – sottolinea - il capitano Maura Furlotti, che abitava a Roma. Io andavo a prendere a Milano in Stazione centrale. Poi, ce la riportavo dopo la partita, in tempo per farle prendere il treno per il ritorno”.
Gioie e amarezze, lo scudetto e le retrocessioni, speranze e illusioni: Umberto, questo trentennio biancorosso a tutto campo, l’ha vissuto integralmente.
Ma è logico che i ricordi più tristi siano legati alla prematura scomparsa di Fabrizio Levati, morto il 21 novembre 1995.
“Levati - aggiunge Umberto - mi ha insegnato certi valori”
Anni fa-conclude - c’era più attaccamento alla maglia. Dopo una sconfitta, vedevi in giro certe pive.
C’era l’ansia di arrivare al sabato successivo per rifarsi.
Ho bei ricordi soprattutto di Eleonora Brambilla e Rita Guarino, forti giocatrici e persone stupende.
Rimpianti? Nessuno: è stata un’avventura che valeva la pena di essere vissuta”.


IL CITTADINO, 9 dicembre 10
FEDERICA E I SUOI 100 KM PER IL SADA

Il viaggio d’andata è sempre in treno. A quello di ritorno, invece, provvedono i genitori in auto. Alla passione per il calcio, del resto, non si comanda. Anche se per ogni allenamento o partita, bisogna mettere in conto complessivamente un viaggetto di quasi 100 chilometri solo per arrivare allo stadio Sada. Una vita da pendolare del pallone che Federica Moroni, 18 anni, residente a Castellanza, affronta da cinque anni.
Da quando, cioè, fu reclutata dalla Fiammamonza.
“A pallone-spiega Federica, studentessa del quinto anno al liceo artistico - gioco da quando avevo cinque anni. I primi calci a un pallone li ho tirati nell’oratorio Sacro Cuore di Castellanza”.
Federica trasloca poi nella Castellanzese e fino all’età di 12 anni gioca insieme ai maschi. A 13 anni, fa un provino con la Fiammamonza e partecipa a un torneo a Lugano. Inizia allora la sua avventura in bianco-rosso: dapprima nella compagine Primavera, poi in prima squadra. Con quest’ultima debutta in Serie A nella scorsa stagione, nella partita con il Chiasiellis. Quest’anno, fa parte del gruppo di giovani calciatrici promosso nella formazione di Serie A2.
Adesso gioca sulla fascia, e per il momento ha messo a segno una sola rete, su calcio di rigore.
“Prima – precisa quasi scusandosi-giocavo mezzapunta e mi era più facile segnare. Nella scorsa annata, con la Primavera, di reti ne ho realizzate 20.
Ora, faccio più assist”. Per Federica e compagne, comunque, il traguardo di quest’anno è uno solo: la salvezza. Un segnale positivo, in questo senso, è arrivato dal pareggio di domenica con la capolista Como 2000.
“Venivamo – aggiunge Federica – da tre sconfitte. Ma alcune non erano meritate. Anzi. Con L’Alessandria, per esempio, avremmo dovuto vincere”. Da fedelissima juventina, riconosce di avere una predilezione per Pavel Nedved. Ma ammette pure un debole per Cristian Ronaldo, sia perché è forte ed è pure un bel ragazzo. Mamma Daniela e papà Fabio non hanno mai avversato questa sua passione per il football.
Tra i suoi insegnanti, c’è anche chi il lunedì mattina le chiede com’è andata la partita.
“La nostra allenatrice Liliana Paggi – sottolinea - ci ripete sempre che il nostro obbiettivo deve essere la salvezza. Rimpianti per aver scelto questo sport? Nessuno: a volte sono stanca, ma lo faccio volentieri”.
“Federica – commenta – Liliana Paggi – non salta mai un allenamento. E’ ambidestra, forte tecnicamente. Deve diventare più cinica. E’ piccola e per questo non colpisce mai di testa.
Ma ora ci sta provando”.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Luglio 2011 19:41