Mister Levati
Saluto a Fabrizio Levati PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio stampa   
Mercoledì 21 Ottobre 2009 06:58
PAROLE PER UN ADDIO
- Henry Scot Holland -
"Non sono andato via, sono soltanto nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Ciò che eravamo prima l'una per l'altro, lo siamo ancora. chiamami col mio nome che ti è familiare, parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare il tono della tua voce non assumere un'aria di tristezza - sorridi come facevi sempre. Prega, pensami - il mio nome sia sempre la parola familiare di prima. Pronuncialo senza traccia di tristezza, perchè la vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.
C'è una continuità che non si spezza, perchè dovrei essere fuori dalla tua mente, solo perchè sono fuori dalla tua vita?
ti sto aspettando in un posto qui vicino, proprio dietro l'angolo..."

MISTER: CHE BEL, CATTIVO CARATTERE!
- Giancarlo Besana -
Quando di una persona si dice che ha carattere, è ragionevolmente sottinteso che si accrediti di un cattivo carattere. E Fabrizio Levati, di carattere e quindi di cattivo carattere, ne aveva da vendere. Ne' si curava di nasconderlo. Per informazioni, rivolgersi all'entourage della «sua» Fiamma e in particolare all'esercito di giocatrici che, per 25 anni, ne hanno patito le omeriche tempeste e, per contro, goduto le dolcissime bonacce.

Questo era Fabrizio: mai misurato, mai diplomatico, perchè la misura e la diplomazia sono tipiche di chi ha buon carattere e quindi, secondo la teoria (discutibile?) di cui sopra, poco carattere; mai soddisfatto fino in fondo del contributo dei suoi - per così dire - collaboratori, perchè solo le anime semplici (e lui non lo era) si accontentano sempre e comunque; mai banale, perchè la banalità è assai prossima all'insulsaggine; mai equilibrato nelle passioni, altrimenti che passioni sarebbero, ove non travolgessero ogni argine, ove non sprigionassro odio e amore: un attimo prima ti strozzerei, un attimo dopo ti darei l a mia stessa vita?
   Avv. Fabrizio Levati 


Mai avvocato, se è per questo, si era laureato brillantemente, la professione gli aveva ben presto riservato apprezzamento e gratificazioni: studio in centro città, un bel giro di clienti. Alla Monza-bene ispirava fiducia quel giovanotto del quartiere San Gerardo cresciuto tra buone letture, studi severi, educazione rigorosa e una gran voglia di pallone. Eppure, mai o quasi mai avvocato. Intendiamoci, Fabrizio il suo mestiere lo faceva, e come Dio comanda, ma la sua vera vocazione era altrove: il campo, la panchina, le ragazze da trascinare ai traguardi via via più ambiziosi, da stramaledire e da adorare.

Mister, mister: questo soprattutto ha voluto essere l'avvocato Fabrizio Levati. E lo è stato per un quarto di secolo. Una sola debolezza, Sampdoria a parte: Tinin, ovvero sua moglie Natalina. A lei lo spigoloso padre-padrone si consegnava comunque inerme, non importa se scampato ai brogliacci dello studio o ancora vibrante delle piccole strategie calcistiche imposte sul campo. Con lei Fabri tornava a essere il ragazzo di San Gerardo dalle ginocchia nodose e dal ciuffo da "bravo" manzoniano che - la testa piena di sogni - consumava le scarpe a tirar pallonate sghembe contro il portone di casa.

L'antico ragazzo non è più. I Fabrizio del Duemila calzano Timberland con suole "carrarmato", niente da spartire con le Superga in tela che le nostre mamme anni Cinquanta acquistavano il giovedì sulle bancarelle del mercato. Le Timberland non sono il massimo per calciare a rete. L'alibi è perfetto. Il portone di via Raiberti, così diverso e così uguale a se stesso, vergine di bombardamenti, vive ora di pomeriggi tranquilli. O non, forse, di tumultuosi rimpianti come i nostri?

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Ottobre 2009 06:58
 
Memorial Fabrizio Levati: Fiammamonza Ieri-Oggi-Domani PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio stampa   
Mercoledì 21 Ottobre 2009 06:57
La manifestazione vuole ricordare l'Avv. Fabrizio Levati, mister della società Fiammamonza dalla fondazione fino alla sua morte, avvenuta il 21 novembre 1995, riunendo tutte le atlete ancora in attività che sono state allenate da Mister Levati e che ne hanno apprezzato le doti sportive ed umane.
Tale manifestazione è unica nel panorama calcistico femminile in quanto Fiammamonza è l'unica Società (e non solo femminile!) ad aver avuto per ben 25 anni lo stesso Mister che l'ha portata dai Campionati Regionali, vittoria dopo vittoria, fino al Campionato di D.N. Serie A (nel 1979).
 
1996 1^ EDIZIONE Fiammamonza Ieri  
       
1997 2^ EDIZIONE Fiammamonza Oggi  
       
1998 3^ EDIZIONE Fiammamonza Ieri  
       
1999 4^ EDIZIONE Fiammamonza Oggi  
       
2000 5^ EDIZIONE Fiammamonza Oggi  
       
2001 6^ EDIZIONE Fiammamonza Oggi  
       
2002 7^ EDIZIONE Fiammamonza Oggi  
       
2003 8^ EDIZIONE Fiammamonza Domani  
       
2004 9^ EDIZIONE Fiammamonza Oggi  
       
2005 10^ EDIZIONE Fiammamonza Oggi  
       
2006 11^ EDIZIONE Fiammamonza Oggi  
       
2007 12^ EDIZIONE Fiammamonza Domani
     
2008  13^ EDIZIONE  Fiammamonza Ieri 
     
2009  14^ EDIZIONE  Fiammamonza Oggi 
Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Ottobre 2009 06:57
 
Premio Fedeltà Fabrizio Levati: sotto una sola bandiera PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio stampa   
Mercoledì 21 Ottobre 2009 06:55

La stampa sportiva si diletta ad arzigogolare intorno ad un trito e ritrito argomento: ma davvero oggi le bandiere - vale a dire i fedelissimi di un club, gli uomini più rappresentativi, i ...monogami - non sono più di moda? E ancora: davvero i quattrini hanno cancellato la fedeltà ad una sola casacca?

Ieri non sarebbe stato concepibile un Gianni Rivera con altra maglia che non fosse quella del Milan. E altrettanto inconcepibile, quasi una bestemmia, un Sandro Mazzola che vestisse il rossonero, lui, simbolo dell'Inter euromondiale di Angelo Moratti e del mago Herrera. E come pensare ad un Gigi Riva con altra maglia che non fosse quella del numero 11 del Cagliari? E oggi? La tendenza è appunto quella vagamente distruttiva: i soldi, gli interessi hanno ucciso gli ideali, le bandiere si ammainano senza tante storie, non di rado con reciproca [in]soddisfazione. Ma c'è modo e modo di ammainare le bandiere: emblematico il caso Baresi. Lo straordinario Capitano ha avuto un congedo degno d'un re, il Milan ha ritirato la maglia numero 6 - la sua, sua di Franco e basta - nessun'altro calciatore rossonero l'indosserà in futuro.

Questo è il nostro simbolo di fedeltà, il nostro modello da imitare: così si sublima lo spirito con cui è stato bandito il "PREMIO FEDELTA' FABRIZIO LEVATI", giunto alla tredicesima edizione.

       
1997 1^ EDIZIONE Simona Consonni FIAMMAMONZA
       
1998 2^ EDIZIONE Rossella De Meo SPORTING SEGRATE
       
1999 3^ EDIZIONE Simona Corsani GEAS
       
2000 4^ EDIZIONE Antonella Bianco TORINO CALCIO
       
2001 5^ EDIZIONE Chiara Battistoli C.F. BARDOLINO POLIPLAST
       
2002 6^ EDIZIONE Veronica Lanzotti C.F. VALDARNO
       
2003 7^ EDIZIONE Vincenza Di Dio C.F. VALLASSINESE
       
2004 8^ EDIZIONE Annalisa Zambetta A.C.F. MILAN
       
2005 9^ EDIZIONE Laura Donghi A.S.D. FIAMMAMONZA
       
2006 10^ EDIZIONE Daniela Stracchi A.S.D. FIAMMAMONZA
       
2007 11^ EDIZIONE Andrea Scarpellini ATALANTA BERGAMO
       
2008  12^ EDIZIONE  Laura Zangari  ASI MONZA 
2009 13^ EDIZIONE Elena Stabile GRAPHISTUDIO TAVAGNACCO
Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Ottobre 2009 06:55