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LE GIOVANISSIME VISTE DAL LORO MISTER: TUTTI I SEGRETI DI UN GRUPPO VINCENTE
MONZA, 28 aprile 2010 - Con una partita superlativa hanno battuto il Brescia Femminile e hanno messo una serie ipoteca sul campionato. La settimana successiva hanno liquidato le Azalee e sono iniziati i festeggiamenti. Sono le Giovanissime biancorosse che, guidate in panchina da Francesco Mitola, sono salite sul podio del torneo di categoria. Merito di un gruppo coeso che sa divertirsi ma anche faticare e sudare per raggiungere l'obiettivo. Ma anche di un mister che questo gruppo l'ha saputo guidare, plasmare e portare alla vittoria. E proprio il tecnico delle biancorosse si racconta e spiega quali sono i punti di forza delle sue ragazze.
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LA SCHEDA DEL TECNICO
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| NOME E COGNOME |
Francesco Mitola |
| LUOGO E DATA DI NASCITA |
Monza, 01/08/1980 |
| PROFESSIONE |
giornalista |
Leggi l'intervista.
LA VITTORIA CON LE GIOVANISSIME
Avete raggiunto un traguardo importante tu e le tue ragazze: la vittoria del campionato. Qual è la ricetta vincente che vi ha consentito di raggiungere questo successo? C'è un segreto che rende unico questo gruppo? Il traguardo che la squadra ha raggiunto è stato frutto del grandissimo impegno che le ragazze hanno messo nell'arco di tutta la stagione. Non si sono mai tirate indietro quando c'era da sudare e quando c'era da metterci "qualcosa in più" sul piano della fatica e dell'applicazione. La "ricetta vincente" è stata probabilmente stabilire come "piatto da cucinare" non il risultato della domenica, ma una crescita il più possibile omogenea del gruppo. Poi, alla lunga, forse perché arrivavano anche i buoni risultati, le ragazze ci hanno preso gusto e si sono rese conto che potevano anche togliersi una grande soddisfazione. Un segreto? La capacità che questa squadra ha sviluppato di passare dai momenti di "divertente caciara" - che credo siano irrinunciabili alla loro età - a quelli di seria applicazione. E' un tasto su cui ho battuto molto e negli ultimi mesi, nel corso di qualche allenamento, mi sono quasi spaventato nell' "annusare" la concentrazione collettiva che ci stavano mettendo.
Alcune delle tue ragazze sono state notate dalla Rappresentativa Lombarda e convocate per delle selezioni. Quale può essere il futuro di questo gruppo? C'è qualche ragazza che secondo te ha le carte in regola per diventare una campionessa?
Il fatto che alcune ragazze siano finite nell'orbita della Rappresentativa è positivo ed è importante per tutte le componenti del gruppo: se si raggiungono certi traguardi è solo perché il livello degli allenamenti è alto e le ragazze hanno la possibilità di crescere. E il livello degli allenamenti si alza solo se tutte li prendono con la "testa" giusta. Sul futuro del gruppo, credo che le basi siano buone, che di talento sparso in squadra ce ne sia parecchio e che i margini di crescita, sia collettiva che personale, siano ampi. A condizione, però, che le ragazze, dopo essersi godute il traguardo che hanno raggiunto, lo mettano subito nel cass etto dei ricordi più cari e ricomincino a far fatica. Senza umiltà, voglia di sudare e di migliorare non si arriva da nessuna parte.
Raccontaci la vostra settimana-tipo: come si svolgono gli allenamenti? su cosa hai lavorato durante l'anno in particolar modo?
In linea di massima abbiamo sempre svolto due allenamenti a settimana, più la partita. In qualche rarissima occasione, soprattutto nelle fasi pre-campionato, abbiamo svolto 3 sedute. Visto che due allenamenti a mio parere sono un po' pochini, cerchiamo di mantenere alta l'intensità e di limitare i momenti vuoti all'interno delle 2 ore di seduta. Tanta palla, molti esercizi per migliorare le capacità coordinativa e parte atletica "quanto basta". Quest'ultima per le ragazze è sempre troppa, per me è sempre poca... cerchiamo di trovare un accordo!
MISTER MITOLA
Raccontaci le tappe della tua esperienza da calciatore prima e da allenatore poi. Ho giocato per una dozzina d'anni, iniziando nei Pulcini e arrivando fino alle soglie di una Prima categoria. Poi mi sono fermato per seri problemi alle ginocchia e perché fare lo studente-lavoratore-calciatore non mi lasciava molto tempo per respirare. Già quando giocavo (centrocampista) ero però uno a cui piaceva "parlare" in campo: ero un vero rompiballe, soprattutto con i compagni, ma anche con gli arbitri, e il lato "tattico" della partita mi interessava molto. Quattro anni dopo aver mollato, un amico, che allenava in Fiammamonza mi chiese se potevo dargli una mano. Ci ho pensato molto, poi mi ci sono buttato e da quel momento il "Sada" è la mia seconda casa. Ho iniziato come collaboratore con la Primavera, poi metà stagione con le allora Allieve, una nel campionato Primavera con una squadra sotto età e tre, questa compresa, con le Giovanissime. Momenti più belli da mister? Tre. L'esordio con le Allieve (contro la Benvenuta, in casa: ricordo quella partita come fosse ieri), una partita contro il Milan con la Primavera B in cui spaventammo non poco le fortissime rossonere e la partita di Como di questa stagione. Lì mi sono reso conto che potevamo anche iniziare a pensare al campionato.
C'è qualche tecnico a cui ti ispiri o che consideri il tuo modello? Chi è e perchè?
Ho imparato tanto da Gianluca Ciofi, che è stato l'allenatore che mi ha portato in Fiammamonza e da cui ho preso tanto, soprattutto sul piano della preparazione delle partite. Guardando ai professionisti, ammiro Ferguson e Del Neri. Ma ho sempre stravisto per Carlo Mazzone! Gestione del gruppo, lettura delle partite, comunicazione: un maestro.
Qual è il tuo sogno nel cassetto come allenatore?
Il sogno? Chiudere tutti gli allenamenti di una stagione contento di come sia andato e con l'impressione che sia servito a qualcosa per coloro che erano in campo con me. Vorrebbe dire che ho svolto bene il compito che mi hanno affidato. Poi, allenare una partita di una Coppa europea non sarebbe male...
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