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"COSTANZA, DETERMINAZIONE E CONVINZIONE" LA RICETTA PER LA SALVEZZA DEL MISTER BIANCOROSSO
MONZA, 17 febbraio 2010 - Guida la formazione biancorossa dallo scorso novembre, da quando prese il posto in panchina che fino a quel momento era stato di Aristide Poma. Ma Liliana Paggi al Fiammamonza si sente a casa. Dopo quasi 300 presenze con la maglia biancorossa in dieci stagioni e dopo diversi anni dedicati al settore giovanile biancorosso non potrebbe essere altrimenti. In questi tre mesi sulla panchina biancorossa il tecnico di Villa d'Adda ha conquistato 6 punti, gli ultimi dei quali nell'ultima gara esterna contro il Venezia. E proprio contro le venete si chiudeva il girone di andata. Qui di seguito Liliana Paggi fa il punto e si racconta, spiegando anche qual è, secondo lei, la ricetta per salvarsi.
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Sono tre mesi che guidi la formazione biancorossa. Facciamo il punto. Da allora è cambiato il nostro modo di giocare, siamo passati al 4-5-1 e, ultimamente, al 4-4-2. Abbiamo fatto dei piccoli passi avanti per quanto riguarda il gioco e anche qualche risultato è arrivato. Alcune partite le abbiamo raddrizzate e poi perse per una questione mentale, ma anche per un episodio come è successo con il Torino. Non è facile giocare partita per partita e vedere che qualcosa ti sfugge.
Con te in panchina la Fiamma ha giocato 8 partite collezionando 6 sconfitte ma anche 2 vittorie. Quale tra le sconfitte è stata la più difficile da "digerire"? La mia prima partita, quella con la Lazio. Era una partita difficilissima dopo la sconfitta di Brescia che a livello sportivo è stata devastante. Siamo andate in svantaggio, poi c'è stata la nostra reazione e abbiamo ribaltato il risultato, ma alla fine abbiamo perso. Perdere così fa ancora più male. Con il Tavagnacco pareggiavamo a 8' dalla fine però c'è da dire che loro potevano farci tre gol nel primo tempo. E poi c'è la partita con la Roma: abbiamo preso due traverse ed è stata una sconfitta immeritata, l'ha ammesso anche il loro tecnico a fine gara.
In questi mesi di lavoro hai dovuto più lavorare dal punto di vista tecnico-tattico o maggiormente sul piano psicologico? Sicuramente la prima cosa è stata lavorare sul piano mentale perchè la situazione non era facile. Le prestazioni comunque le ragazze le hanno fatte perchè, a parte la partita con la Torres, le altre le hanno giocate fino alla fine. Perdere a cinque minuti dalla fine è stressante.
Un pregio ed un difetto della tua squadra. Il pregio è che hanno capito che devono lottare fino alla fine. Mercoledì (10 febbraio, ndr) a Venezia la partita l'abbiamo vinta con grinta, cattiveria e orgoglio nonostente un campo in pessime condizioni ed un'illuminazione scarsa, al limite della regolarità. Un difetto? Ne dico due: disattenzione e deconcentrazione.
Cosa serve per salvarsi? Tre cose: costanza, determinazione e crederci sopra ogni cosa. Perchè come dicono, il pallone è rotondo. Dobbiamo lottare fino all'ultimo, abbiamo il dovere di farlo. Ci vorrebbe poi qualche risultato positivo per noi da parte delle altre squadre e anche un po' di fortuna, anche se io queste cose non le guardo. Capitasse mai di retrocedere spero che le ragazze più giovani la prendano come un'esperienza positiva da cui imparare. |